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ACERO CAMPESTRE CREATO CON INNESTI PER APPROSSIMAZIONE.
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ARMANDO
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MessaggioInviato: Gio Nov 16, 2006 9:14 pm    Oggetto: ACERO CAMPESTRE CREATO CON INNESTI PER APPROSSIMAZIONE. Rispondi citando

UN ACERO CAMPESTRE E’ STATO RICREATO UTILIZZANDO I NUOVI GERMOGLI INNESTANDOLI PER APPROSSIMAZIONE.

Quest’acero in origine era alto più di quattro metri, ma avendo un ramo basso che formava quasi una seconda cima, è stato possibile ottenere una buona conicità del tronco eliminando quello principale. L’avvenuto attecchimento era dovuto dalla formazione di alcune gemme, peraltro concentrate verso l’apice; si era reso necessario, perciò, programmare un’adeguata ramificazione lungo l’asse del nudo tronco, utilizzando le gemme più idonee. Queste, cresciute abbastanza, sono state successivamente “guidate” nella crescita con lo scopo di creare la futura struttura dell’albero. Alcuni rametti sono stati successivamente presi in considerazione per utilizzarli come innesti per approssimazione, là dov’era necessario per creare la struttura della pianta.
Alcune immagini in sequenza evidenziano l’esito positivo degli innesti fatti per approssimazione. Purtroppo non avevo fotografato l’acero fin dall’inizio dell’espianto dove cresceva ai margini del terreno di proprietà di un mio allievo, il quale –se pur dubbioso per un possibile risultato- acconsentì ben volentieri. Vediamo passo dopo passo come è stato possibile “vestire” il tronco nudo dell’acero campestre.

Foto 1. L’Acero campestre dopo l’espianto fu trapiantato in piena terra e, con l’uscita dei nuovi germogli lungo l’asse del tronco, si è iniziato a programmare il suo percorso sulla via di un futuro bonsai.

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Foto 2. L’acero è stato rimosso dalla piena terra per controllarlo, poiché all’epoca è stato interrato con il voluminoso apparato radicale.

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Foto 3. Una grossa radice appartenente ad un altro albero si era “introdotta” nell’apparato radicale dell’acero, ostacolandomi parecchio all’epoca dell’espianto.

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Foto 4. Forte riduzione dell’apparato radicale.

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Foto 5. L’ Acero campestre è stato trapiantato in una cassetta di polistirolo per seguirne l’evoluzione con più accuratezza.

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Foto 6. L’acero dopo aver trascorso un anno nella cassa di polistirolo, è stato rinvasato in un vaso di coltivazione di plastica. Alcuni rami sono stati selezionati e lasciati liberi di vegetare, e nel frattempo è stata ampliata l’area dello shari lungo l’asse del tronco.

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Foto 7. Un ramo di una branca è stato utilizzato per ricrearne un’altra verso l’apice dell’acero. Successivamente, è stato praticato un foro sul tronco dell’acero con l’ausilio di un trapano elettrico.

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Foto 8. Un ramo dell’acero è stato introdotto nel foro fatto in precedenza per creare una futura branca sul lato del tronco privo di corteccia. Lo scopo è quello di far uscire un ramo vivo sulla parte morta, creando un certo stupore o “incredulità” in chi osserva. Nel frattempo, altri rami sono stati utilizzati per creare nuove branche con l’innesto per approssimazione.

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Foto 9. Rami che salgono, rami che scendono in un intrecciarsi per poter eseguire degli innesti per approssimazione nelle zone dove necessitano avere dei rami.

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Foto 10. l’innesto per approssimazione si è ben saldato sull’asse del tronco, e già si è formata una branca sufficientemente ramificata. L’effetto del callo cicatriziale sulla parte innestata è sorprendente, e l’acero si avvia con una certa celerità per raggiungere la forma programmata.

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Foto 11. La ramificazione si fa sempre più interessante, grazie agli innesti che hanno avuto esito positivo.

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Foto 12. Mia moglie Haina mi assiste nell’ennesimo rinvaso. Il pane radicale deve essere ispezionato e ridotto.

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Foto 13. Riduzione dell’apparato radicale.

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Foto 14. L’acero è stato rinvasato ancora in un vaso di coltivazione più basso di quello precedente.

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Foto 15. L’acero campestre ammirato nella sua “nudità”. La ramificazione è giunta a un buon livello.

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Foto 16. L’Acero campestre visto nella livrea estiva. Il fogliame è abbastanza miniaturizzato rispetto i suoi simili che vivono spontanei e, il Nefari, è particolarmente attraente. Ci vorranno ancora due stagioni vegetative per raggiungere un buon risultato, dopo il quale si meriterà un’adeguata cornice adatta alla struttura del Bonsai.

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P.S. Ho inviato le foto a Roberto che dovrebbe inserirle nelle varie didascalie perchè io non ci sono riuscito!

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MessaggioInviato: Gio Nov 16, 2006 9:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Lavoro eseguito.
Agli ordini Sor Armando Laughing
Ciao
Roberto
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MessaggioInviato: Gio Nov 16, 2006 11:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Complimenti!!
Quanti anni sono serviti per ottenere tutto ciò?
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ARMANDO
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MessaggioInviato: Gio Nov 16, 2006 11:59 pm    Oggetto: RISPOSTA A FISTO Rispondi citando

L'acero era stato espiantato nell'autunno del 1992/93,l'ultima immagine , foto 16, è stata fatta quest'estate (2006).
ciao e grazie per i complimenti.
L'acero campestre, devo dire, non facilita molto il compito nel realizzare una ramificazione leggera, a causa degli antiestetici rigonfiamenti nell'avanzata dei germogli.

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MessaggioInviato: Ven Nov 17, 2006 11:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

In confidenza io odio un po' tutte le piante a foglie opposte, continuano a sfuggire al mio "controllo"
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MessaggioInviato: Ven Nov 17, 2006 11:37 pm    Oggetto: perche' Rispondi citando

basta che le segui adeguadamente.
ci vuol pazienza. Rolling Eyes

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MessaggioInviato: Sab Nov 18, 2006 9:38 am    Oggetto: Rispondi citando

Hai ragione anche tu! Però ci sono piante che non mi "acchiappano" o per dirla in maniera letteraria non le "sento".
Per me il non plus ultra sono le piante da fiore, comincio ad avere grosse soddisfazioni dai pini però ho dato via tutti i ginepri a squame: non riesco a portarli avanti nonostante tutto!
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MessaggioInviato: Sab Nov 18, 2006 3:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Armando, bel reportage.
Non ho ben capito la parte che riguarda il ramo nella parte secca, che metodo usi per farlo attecchire se nel secco non hai modo si far combaciare il cambio tra la marza e il portainnesto? Dalla foto non si vede bene il particolare.
Inoltre non risulta un po' troppo trasgressivo il vivo che sbuca dal secco?

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MessaggioInviato: Sab Nov 18, 2006 11:07 pm    Oggetto: guarda bene il lavoro koala bear Rispondi citando

segui le varie fasi.
ciao, ciao.

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MessaggioInviato: Dom Nov 19, 2006 12:13 am    Oggetto: Rispondi citando

Se ho ben capito il ramo entra nella parte viva, dove si salderà, per poi uscire nella parte secca.
Il tutto è fattibile, ho un solo timore, cioè che il pezzo di ramo che attraversa la parte secca, secondo me, non riuscirà ad ingrossarsi come la parte esterna. Temo che col passare degli anni prima o poi strozzerà sino a rendere l'attaccatura del ramo estremamente fragile.
A meno che non ci venga in aiuto la fragilità del legno delle caducifoglie, magari sfaldandosi farà spazio al ramo vivo.
Vedremo col tempo
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MessaggioInviato: Dom Nov 19, 2006 2:08 am    Oggetto: Rispondi citando

fisto61 ha scritto:
Se ho ben capito il ramo entra nella parte viva, dove si salderà, per poi uscire nella parte secca.
Il tutto è fattibile, ho un solo timore, cioè che il pezzo di ramo che attraversa la parte secca, secondo me, non riuscirà ad ingrossarsi come la parte esterna. Temo che col passare degli anni prima o poi strozzerà sino a rendere l'attaccatura del ramo estremamente fragile.
A meno che non ci venga in aiuto la fragilità del legno delle caducifoglie, magari sfaldandosi farà spazio al ramo vivo.
Vedremo col tempo


Sì fisto ma a parte il dubbio legittimo che hai esposto tu il cambio della marza deve entrare in contatto con quello del portainnesto, questo perciò comporterebbe un buco da parte a parte del tronco e le dimensioni in uscita esattamente dello stesso spessore perchè questo avvenga, insomma un lavoro da certosino Shocked Senza contare la parte estetica.

Mr Kranz, risposta molto esaustiva la tua ma sarei sopravvissuto molto bene anche senza.

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MessaggioInviato: Dom Nov 19, 2006 6:24 pm    Oggetto: questo e' un lavoro del rifacimento del fusto. Rispondi citando

la parte scortecciata poi col passar degli anni,
diventa un tutt'uno ed non crea inestetismi.
ciao ciao. Rolling Eyes

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MessaggioInviato: Dom Nov 19, 2006 7:49 pm    Oggetto: IN UN PRIMO TEMPO PENSAVO DI TAGLIARE LA PARTE DEI RAMI CHE Rispondi citando

Cari amici Koala bear,Fisto e Kranz, il ramo dell'acero che mi era servito per introdurlo nel foro per farlo passare dall'altra parte del tronco nel centro della zona morta, è stata un pò una sfida poichè l'unico rametto esile e sufficientemente lungo si trovava verso l'apice della pianta. Il foro è stato fatto in funzione del diametro leggermente inferiore del ramo che sarebbe venuto a trovarsi nella zona vitale del cambio, poichè doveva uscire con molta difficoltà,scortecciandosi dove trovava la massima resistenza. E questo per assicurare la saldatura iniziale che avrebbe assicurato al rametto maggiore vitalità. Il ramo,infatti, come detto precedentemente partiva all'alto per proseguire aderentemente lungo l'asse del tronco (parzialmente visibile nella foto), per affacciarsi dal lato opposto del tronco. E' una trasgressione? Probabilmente si,lo scopo finale era comunque quello di "esprimere una certa incredulità" in chi osserva. Il fatto che all'uscita dal tronco il ramo non abbia abbastanza spazio per allargarsi non è negativo, poichè è risaputo che una strozzatura basale provoca ingrossamento, e di conseguenza un'accentuata conicità. All'inizio, pensavo di dover tagliare tutte le parti a monte dei rami che avevo utilizzato per innestarli per approssimazione sul tronco per creare rami mancanti, ma poi mi son detto: non è forse meglio lasciarli per vedere come è stato costruito il Bonsai?

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MessaggioInviato: Dom Nov 19, 2006 10:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Io non riesco a vedere nelle foto quello che cerchi di spiegare Armando, non potresti mettere una foto più nel dettaglio su quel ramo? Tanto per capirci qualcosa e parlare la stessa lingua Wink
Il fatto poi che lo abbia descritto "trasgressivo" non vuol dire necessariamente che sia sbagliato, solo un po' innaturale, del resto il bonsai è arte su un essere vivente e ognuno può interpretare come se la sente, anche solo a livello di sperimentazione.

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MessaggioInviato: Lun Nov 20, 2006 11:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Per far passare il ramo ha fatto un foro da una parte all'altra, in ingresso il legno è vivo mentre in uscita il legno è secco. Ciò che mantiene in vita il ramo una volta tagliato a monte è la saldatura che si viene a formare nelle parti a contato nel foro in entrata, anziche in uscita come avviene normalmente. Comunque un lavoro da certosino!
Quanto alla trasgressione è a mio avviso indubbia, ma assolutamente accettabile in quanto tale, logicamente una pianta esposta ad una mostra "tradizionale" non incontrerà il favore dei più.
Poi tagliare o non tagliare, se la pianta funziona da nave scuola assolutamente non tagliare, per il resto a mio avviso il risultato deve essere il più naturale possibile
Così come è naturale l'allargamento alla base del foro di uscita, che però in condizioni normali diventa un tutt'uno con la corteccia e il legno del tronco, in questo caso non avremo la saldatura con il legno perchè morto, ma solo un parziale inglobamento
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